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Monica Gorini

Monica Gorini

Monica Gorini è nata a Domodossola nel 1967. Dopo aver soggiornato in città estere, ora vive e lavora tra Milano e il Lago d’Orta. Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, ha da sempre affiancato all’attività artistica la formazione in ambito pedagogico e didattico, collaborando con Università e con Accademie di Belle Arti. Monica Gorini è esperta di linguaggi para-verbali grazie agli studi, ma soprattutto per l’esperienza maturata in molti anni di lavoro con persone non vedenti e ipovedenti. Sviluppa nel tempo una forma di espressione che si avvale di diversi linguaggi contemporanei. Nel suo approccio “cross-modale alla Natura, ossia con una interconnessione tra i sensi, molto vicina alla sinestesia, il suo pensiero è olistico”, c’è il riconoscimento di una intelligenza dell’Universo che unifica il Tutto e che coinvolge molti aspetti del sapere: matematici, botanici, filosofici, estetici, scientifici, poetici, spirituali. Sensibilmente legata al mondo della natura e dei diritti, è alla ricerca di un’estetica che stimoli anche riflessioni attuali ed intime, finalizzate allo sviluppo di una coscienza sociale e di una nuova ecologia spirituale del mondo. La sua produzione artistica si distingue per il suo carattere esperienziale.

www.monicagoriniartist.com

CELLA EX CARCERE SANT’AGOSTINO
Il giardino dentro. Poetica della libertà

Nella visione di Monica Gorini in Il giardino dentro. Poetica della libertà la voglia di vivere del carcerato e la sua volontà di mantenersi fedele alla propria interiorità si trasforma in un giardino rigoglioso, rappresentante una rigenerazione mentale del prigioniero vòlto ad immaginare nuovi scenari di libertà.
Grazie all’installazione immersiva – ideata anche con l’ausilio di persone non vedenti o ipovedenti, per amplificare il suo essere esperienza inclusiva – la cella dell’ex Carcere Sant’Agostino si trasforma in spazio poetico-esperienziale, in cui si attiveranno, grazie ad elementi di “Azione diretta”, stati d’animo e stimoli di flussi sensoriali.
Un orizzonte di informazioni tattili e olfattive innesca un gioco percettivo e cromatico, monocromatico a dire il vero, tra il virtuale e il reale, perché il luogo sarà percorso da un’illuminazione appena percepibile e direzionata, permettendo al fruitore di intravedere ma senza svelare. Il colore sensoriale verde è strumentale alla funzione comunicativa di un luogo-soggetto che non sarà mai completamente buio, ma costruito anche attraverso la qualità fisica della luce. Lo spazio angusto e costrittivo diventa un giardino, fresco, umido, profumato in un coinvolgimento corporeo e percorso da sonorità eloquenti per innescare un flusso emozionale.
Pensata per essere un’esperienza immersiva, l’installazione accoglie, avvolge, trasforma tramite l’ingaggio dei sensi, sollecitati in una interconnessione percettiva che a tratti presenta un aspetto sinestesico.
Le interconnessioni sensoriali finiscono per diventare interconnessioni mentali ed emozionali in un ribaltamento delle premesse: buio – luce guida, sopraffazione – forza delle idee, instabilità generale – equilibrio consapevole. Le leggi invisibili della natura possono aiutare l’uomo a far fiorire il suo giardino interiore e prendersene cura per trovare la forza e la determinazione di rimanere fedele ai propri ideali, anche in condizioni esterne completamente sfavorevoli.
L’installazione, realizzata utilizzando materiali eco sostenibili, è stata resa possibile grazie alla collaborazione di due importanti partner tecnici: l’azienda Dino Zoli Textile di Forlì ha fornito i tessuti con cui sono stati realizzati gli elementi tattili, mentre la dimensione olfattiva è stata curata da Christopher Dicas Haute Parfumerie.