
Max Magaldi (1982), musicista e artista, dal 2018 sperimenta azioni performative e installative tra il mondo reale e quello digitale, intrecciando musica, arte contemporanea e nuove tecnologie. Il suo lavoro si nutre del caos audiovisivo e comunicativo in cui siamo immersi e che tutti contribuiamo ad alimentare quotidianamente, e lo usa come materia grezza da rielaborare e risignificare per dare una lettura critica della società contemporanea.
“In un mondo già saturo di suoni e immagini, cerco di sostituire il visivo con il Visionario: non creo ex novo immagini e suoni, ma raccolgo i contenuti che tutti produciamo compulsivamente provando a dargli nuova vita, trasformandoli in sculture visive e sonore”.
Nello sperimentare questa pratica di “content upcycling”, Max Magaldi è diventato il primo artista ad utilizzare moltitudini di smartphone e contenuti social come materia prima per esplorare l’identità collettiva e il comportamento digitale attraverso suono e immagine fondando, di fatto, un’ecologia dell’audiovisivo.
Nei suoi lavori le contraddizioni del contemporaneo, prima ancora che denunciate, vengono sacralizzate e celebrate, dimostrando alle persone di essere esse stesse, inevitabilmente, parte e oggetto di un nuova ritualità spesso inconsapevole.
Dal 2018 ha realizzato sonorizzazioni e installazioni in Italia, Francia, Grecia e Arabia Saudita, collaborando con artisti come Edoardo Tresoldi, Gonzalo Borondo, Studio Azzurro, Daniela Pes, Andrea Crespi e Matteo Mandelli.
VAINGLORY
Installazione, Cappella Ex Carcere Sant’Agostino
Vainglory è un viaggio dentro la nostra ossessione quotidiana per i social media e dentro l’inevitabile necessità contemporanea di mettersi in mostra, raccontarsi, rappresentarsi e rendersi continuamente visibili. Un’orchestra di 130 smartphone trasmette simultaneamente contenuti provenienti dall’universo social, trasformando il flusso incessante di immagini, video, notifiche, voci e frammenti digitali in una grande scultura visiva e sonora. Centotrenta schermi individuali diventano così un unico organismo, una presenza collettiva che sembra non spegnersi mai.
Nell’epoca in cui il sociale è diventato social, Vainglory riflette su un paradosso della contemporaneità: è diventato molto più facile essere creators che cittadini. Produciamo continuamente contenuti, opinioni, immagini e rappresentazioni di noi stessi, partecipando a un sistema che ci chiede di essere presenti, visibili e attivi in ogni momento.
Presentata all’interno della cappella dell’ex-carcere di Savona, l’opera acquisisce una dimensione ulteriore. Lo spazio, storicamente legato alla reclusione ma anche al raccoglimento, alla confessione, al silenzio e alla possibilità di interrogare se stessi, mette in relazione la costrizione fisica con una forma di prigionia digitale invisibile. Ai muri e alle sbarre si contrappone un bisogno costante di visibilità, nel quale siamo contemporaneamente utenti e dati. I 130 smartphone diventano così piccole finestre sul mondo ma anche simboliche celle digitali, ponendo una domanda centrale: quanto siamo realmente liberi quando siamo sempre connessi?
Vainglory di Max Magaldi, è prodotta da The Goodness Factory e sostenuta da REAPP – Device is Green, che ha fornito all’artista gli smartphone rigenerati utilizzati per l’installazione, promuovendo un concetto green di prodotti di alta qualità provenienti da fonti sicure e controllate.


