
Matteo Mandelli (Merate, CO, 1988) è un artista contemporaneo che esplora il rapporto tra essere umano, tecnologia e trasformazione sociale attraverso installazioni, performance e opere immersive. La sua ricerca indaga il confine tra mondo fisico e digitale, utilizzando intelligenza artificiale, schermi, materiali di recupero e oggetti simbolici per creare esperienze capaci di mettere in discussione la percezione del presente. Ha esposto in contesti internazionali come Art Dubai, Frieze London, Art Basel Hong Kong, Decentral Art Pavilion durante la Biennale di Venezia, Rome Art Week e Fabbrica del Vapore di Milano. Le sue opere trasformano il pubblico in parte attiva dell’esperienza artistica, invitandolo a riflettere sul rapporto tra innovazione, memoria e identità
The Algorithm Creed
Installazione, Pinacoteca Civica di Savona
The Algorithm Creed di Matteo Mandelli è un progetto che riflette sul rapporto sempre più intimo tra essere umano e intelligenza artificiale, trasformando il linguaggio della religione in una metafora della nostra epoca digitale. Attraverso il Confessionale Digitale e una serie di edicole votive contemporanee, l’opera indaga il modo in cui oggi affidiamo pensieri, paure e desideri a sistemi algoritmici che stanno progressivamente assumendo il ruolo di interlocutori privilegiati.
Il Confessionale Digitale, realizzato a partire da un confessionale storico restaurato, invita il pubblico a compiere un gesto antico in un contesto completamente nuovo: inginocchiarsi e confessarsi non a un sacerdote, ma a un’intelligenza artificiale. La confessione diventa così un momento di riflessione sul concetto di fiducia, spiritualità e delega emotiva alle tecnologie contemporanee.
L’opera non propone risposte, ma pone una domanda: cosa significa cercare ascolto, conforto e verità in una macchina?
The Contact
Performance, Pinacoteca Civica di Savona
The Contact è una performance in cui Matteo Mandelli incide la superficie di uno schermo acceso con una smerigliatrice, trasformando un gesto apparentemente distruttivo in un’azione simbolica. Attraverso il taglio della superficie digitale emerge una cascata di cristalli e luce, rivelando la fragilità della tecnologia e invitando lo spettatore a interrogarsi su ciò che si cela oltre lo schermo. L’opera riflette sul rapporto tra uomo e digitale, trasformando la frattura in un momento di contatto, rivelazione e rinascita.





