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Ripensare il monumento. Tra storia ed ideologia nel segno della memoria

Ripensare il monumento.
Tra storia ed ideologia nel segno della memoria

nell’ambito delle celebrazioni dei 50 anni del Monumento alla Resistenza di Agenore Fabbri

Lunedì 25 marzo alle ore 10,30

Sala della Sibilla, Fortezza del Priamàr

C.so Mazzini, Savona

Relatori:

Luca Bochicchio, docente di Storia dell’arte contemporanea all’Università di Verona,
Direttore scientifico del Museo della Ceramica di Savona e del Museo Diffuso di Albissola Marina

Angelo Maneschi, già docente di Storia e Filosofia, collaboratore scientifico dell’ISREC
(Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Savona)

La conferenza, di circa due ore, è aperta al pubblico, è particolarmente gradita la presenza delle scuole.
Si richiede prenotazione scrivendo alla mail: rsvp@connexxion.it

Dopo la seconda guerra mondiale si apre per l’Italia una lunga fase storica in cui il Paese vede sorgere un numero crescente di monumenti pubblici, volti a ricordare e immortalare i nuovi valori civili nati dall’esperienza del conflitto e della guerra di liberazione. Ogni monumento porta con sé, più o meno sopito o celato, un conflitto sociale all’interno delle comunità che si sentono o non si sentono rappresentate o addirittura toccate nella memoria viva dal nuovo monumento. Ad Albissola Marina (SV) vi è stato un caso nazionale altamente simbolico e problematico, quello del Monumento ai Caduti di Tutte le Guerre di Leoncillo, eretto sul lungomare e inaugurato nel 1958. Intorno a quell’opera, considerata dal punto di vista artistico una della delle più importanti e innovative dell’intera arte del Novecento, si sono coagulate tensioni, delusioni, rivendicazioni e speranze di diverse comunità di cittadini e di artisti, che in altri termini si ripetono anche nel 1974 per il Monumento alla Resistenza di Savona.

Il 20 aprile 1974, alla presenza di diecimila persone, viene inaugurato a Savona il Monumento alla Resistenza di Agenore Fabbri. Quella grande manifestazione di popolo si inserisce in un contesto di eventi che rendono il 1974 un anno cruciale, in cui si intrecciano contraddittoriamente luci ed ombre: la vittoria del NO al referendum sul divorzio, le due stragi neofasciste di Brescia e dell’Italicus, il sequestro a Genova del giudice Mario Sossi da parte delle B.R. Nel 1974 Savona ha 80.000 abitanti, resta storicamente una città operaia (anche se in via di rapida terziarizzazione) e possiede un ricco tessuto associativo (partiti, sindacati, consigli di quartiere). I cittadini e le cittadine, che affollano piazza Martiri della Libertà il 20 aprile, non possono sapere che la prova di unità, partecipazione, spirito civico, offerta quel giorno, sarà ben presto chiamata a misurarsi con una sfida drammatica, prolungata, martellante: il 30 aprile esploderà infatti, rivendicata da Ordine Nero, la prima delle dodici bombe di Savona.