CONNEXXION. Festival Diffuso di Arte Contemporanea
Edizione 2026: “Elegia della fragilità”.
Il tema
La nuova edizione di CONNEXXION, dal titolo “Elegia della fragilità” e a cura di Livia Savorelli, si terrà dal 18 al 26 settembre 2026 in diverse location della città di Savona: la Pinacoteca Civica di Savona, Villa Cambiaso e l’ex Carcere Sant’Agostino, riaperto e restituito temporaneamente alla cittadinanza grazie al Festival Connexxion, che dal 2024 lo ha scelto come location principale del Festival, e dalla fondamentale sinergia di tre enti (l’Agenzia del Demanio – proprietaria del bene –, il Comune di Savona e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Imperia e Savona). L’inaugurazione di CONNEXXION sarà preceduta da una preview – il 3 settembre – al Santuario di Savona, che sarà teatro di uno dei progetti partecipativi ideati per l’edizione 2026, che coinvolgerà la RSA Santuario e alcuni dei suoi ospiti.
Fulcro fondamentale della visione che muove l’intera progettualità intorno a Elegia della fragilità – in un mondo in cui il potere economico e politico si fonda ormai sulla prepotenza e sulla volontà di sopraffazione, senza alcun riguardo e umanità nei confronti dei più deboli, vittime sacrificali di una corsa espansionistica e di conquista, che non appare più minimamente placata dal diritto internazionale – è di considerare la fragilità non come stigma identificante una debolezza da giustificare e compatire ma come valore, in quanto elemento costitutivo della natura umana e, quindi, una risorsa fondamentale per il cambiamento che è potenzialmente in grado di generare.
A partire dall’illuminante volume di Roberto Gramiccia, Teoria della Fragilità. Alla ricerca di un potere nascosto (Diarkos, 2026), vengono accolte ed indagate attraverso la ricerca artistica contemporanea alcune intriganti teorie, tra le quali quella che vede la cosiddetta tecnica o techne – ossia quello strumento che permette all’umanità di superare alcuni limiti della sua fragilità ontologica – divenire esso stesso elemento che, nel tempo, determina una subdola dipendenza che non fa che amplificare quella stessa fragilità che si cerca di superare.
In una società in cui il capitalismo ha da tempo mostrato il suo volto più mostruoso, sono fragili tutti coloro che non raggiungono gli standard di efficienza, assoggettando l’umano a macchina di produzione. Il rapporto tra techne e capitalismo è, quindi, strettamente connesso a quello tra techne e fragilità. Come ben sottolineato da Gramiccia, citando Andrea Zanotto (e il volume In questo progresso scorsoio. Conversazione con Marzio Breda, Garzanti 2009), «guerre, pandemie, cambiamenti climatici, carestie, migrazioni epocali […] non sono altro che aspetti particolari di processi che hanno configurato e caratterizzato quel “progresso scorsoio” […] che tanto ha a che vedere con lo sviluppo di una tecno-scienza spericolatamente disumanizzante».
Nel sopracitato volume, l’autore individua tre diverse tipologie di fragilità – fragilità individuale, fragilità sociale e fragilità esistenziale – entrambe riconducibili a una duplice variante (attiva o ribelle e passiva o rassegnata). E per dirla con le sue parole, «postfordismo, ipersviluppo tecnologico, cybercapitalismo, capitalismo cognitivo sono le nuove frontiere di uno spazio che “disperde” e narcotizza gli sfruttati nella società, atomizzandoli e rendendoli più spesso vittime di una fragilità passiva che resiste alle ragioni di una rivolta divenuta invece sempre più necessaria e urgente».
Lasciarsi “fecondare dal conflitto” è la modalità di chi trasforma la propria fragilità in forza e strumento di cambiamento.
La nuova edizione di CONNEXXION – in linea con le edizioni precedenti volte a far entrare nel vivo di tematiche urgenti della nostra contemporaneità attraverso l’arte contemporanea, declinandole sotto forma di installazioni artistiche, performance, workshop e talk di approfondimento – dedica un ampio spazio all’analisi del rapporto tra cybercultura e umanità.
È indubbio che l’era digitale abbia apportato, in una sua fase di sviluppo iniziale, un miglioramento nelle nostre vite in termini di maggiore accessibilità alle informazioni, accorciamento delle distanze fisiche e dei tempi connessi all’ottenimento di contenuti, maggiori prestazioni di tutte le apparecchiature diagnostiche. Tutte le piattaforme, alle quali ci siamo legati con l’idea di una democratizzazione dell’accesso all’informazione e con la possibilità di essere una voce con un potere all’interno di un sistema, hanno ben presto dimostrato il loro lato oscuro, opponendo alla “vita reale” l’esistenza digitale e mettendo in atto un inquietante “mutamento antropologico”. L’umanità iperconnessa, stimolata e membro attivo della comunità digitale, è diventata totalmente passiva e remissiva nella sua esistenza reale, manifestando forme di isolamento e solitudine e di distacco sociale fortemente preoccupanti.
Anche in questo caso le parole del sopracitato Roberto Gramiccia, ci sembrano chiarire perfettamente il concetto: «Le aziende digitali (Meta, Google, Amazon, eccetera), quelle che si occupano di tecnologie militari, i centri di ricerca big tech finiscono per piegare, tendenzialmente, le loro attività alle esigenze dei propri margini di profitto. Lo mostra bene Shoshana Zuboff che ne Il capitalismo della sorveglianza si sofferma sui reali interessi dei colossi digitali, capaci di appropriarsi persino dell’intangibilità dell’esperienza umana – dagli hobbies, ai bisogni fino ai desideri – per trasformarla in dati comportamentali da vendere al miglior offerente». Considerando la rivoluzione digitale come “la più grande rivoluzione passiva di tutti i tempi”, CONNEXXION. Festival Diffuso di Arte Contemporanea ha voluto sviscerare la tematica della fragilità, innestando i semi di una riflessione che concorra ad alimentare il senso critico di un numero importante di interlocutori coinvolti a vario livello e ad attivare meccanismi di difesa che tutelino le nostre individualità.