
Fatma Ibrahimi (Durrës, 1985) vive/lavora a Jesi. Diplomata in Pittura all’Accademia di Urbino sviluppa la sua pratica attraverso diversi linguaggi e materiali, privilegiando disegno e pittura. Nel 2024 vince il Premio Sulmona (sezione Accademia), partecipa alla collettiva Chiamata alle Arti all’Istituto Italiano di Cultura di New York. Nel 2025 vince il Premio del Pubblico Comel, è finalista all’Exibart Prize, riceve l’ADEMA Residency and Acquisition Award a Palma di Maiorca. Nel 2026 inaugura la personale Post Naturalia allo Spazio Comel. La sua ricerca si muove sul confine tra botanica, anatomia, paesaggio e immaginario scientifico, attraverso un personale linguaggio speculativo composto da specie ibride. L’Herbarium costituisce il nucleo generativo della pratica: un archivio aperto di organismi, ciascuno definito da una propria morfologia e nomenclatura, da cui prendono forma paesaggi e ambienti. La sua ricerca costruisce una cosmologia vegetale perturbante in cui il confine tra naturale e artificiale perde la propria stabilità. L’artista crea le condizioni perché queste specie possano generare un sistema, una genealogia e infine un mondo.
Germogli di una natura postuma
Ex Carcere Sant’Agostino
Cosa nasce quando i confini tra natura, tecnologia e artificio entrano in cortocircuito?
Il lavoro nasce dall’instabilità tra natura e artificio, attraverso un universo di specie speculative che mette in crisi il confine tra organico e tecnologico.
L’alluminio accoglie organismi tratti dall’archivio di piante immaginarie dell’artista. Armati di cuspidi e aculei, esibiscono una morfologia difensiva: frammenti metallici si sollevano dalla superficie, spingendosi nello spazio come fenditure.
La frattura diventa una soglia attraverso cui una forma può mutare, contaminarsi e generare organismi diversi.
Nel video, le specie autogene incorporano e trasformano le tracce lasciate dall’uomo: producono scintille, crepitii, perdono liquami, esplodono e si rigenerano in un ciclo continuo.
Ne emerge un ecosistema fragile e complesso: una natura postuma in cui questi organismi non stabiliscono cosa sia organico o artificiale, ma rivelano un legame ancestrale con una natura potente e feconda, non ancora spoglia del proprio afflato magico. Un microcosmo in cui si specchia il macrocosmo, dove ogni organismo contiene la possibilità di un’altra forma.

