Riccardo Bandiera

Roccardo Bandiera

Riccardo Bandiera è nato nel 1973 a Imperia, in Liguria, e vive a due passi dal mare. Ha scoperto la fotografia per caso, dopo studi tecnici ed aver lavorato come ingegnere. Da diversi anni lavora come fotografo freelance, alternando lavori commerciali e mostre d’arte. Oggi si considera un artista visivo, che trova la sua dimensione utilizzando principalmente la macchina fotografica, abbracciando tecniche pittoriche e interventi materici. Il suo lavoro, intriso di elementi naturali, trasmette un forte senso di malinconia essendo fortemente legato alla memoria e all’estetica effimera della natura.
Ha esposto a Barcellona, Bruxelles, Arles, Torino, Genova, Roma e Milano, in mostre collettive e personali. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti e nel 2016 ha vinto la Biennale di Salerno con il progetto “Anedonia”. È autore del libro fotografico “Essenze Invisibili”, un progetto artistico su tre bambini con disturbi dello sviluppo neurologico. Tra il 2022 e il 2026 ha tenuto alcune mostre personali, alla YAH Factory di Milano (nel 2022), a Torino: con la galleria Febo & Dafne (nel 2023), alla Sant’Agostino Casa d’Aste (nel 2024) e da Feat. House (nel 2026), quindi a Pompei da Habita79 (2025) e a Milano presso la Ticinese Art Gallery con la quale ha avviato una collaborazione che lo ha portato ad esporre in alcune città italiane in occasione di fiere d’arte.

www.riccardobandiera.com

Dell’essenziale fragilità del mondo. E del perché tutto è destinato a finire.
Ex Carcere Sant’Agostino

“I fiori sanno sempre in quale stagione fiorire”
(Lou Ye, Notte di primavera/Spring Fever)

“We are accidents waitin’ to happen” è una serie in progress, caratterizzata da fotografia e mixed media, in cui Riccardo Bandiera, a partire dalla ricca vegetazione del suo giardino, dà vita ad un personale erbario che mette in luce la fragilità della bellezza del mondo vegetale assecondando i ritmi della natura, soprattutto i tempi della fioritura scanditi da luce e temperatura, in un costante alternarsi di rinascite e mutamenti. La scelta stilistica ha accompagnato il naturale fruire del tempo, senza l’istinto tipicamente umano di fermare l’attimo, con l’intento di essere osservatore privilegiato di questo cambiamento che ha provato a restituire in una domanda e non in una risposta. Le nuove fotografie – alcune delle quali realizzate a partire dall’osservazione delle fioriture de Il giardino di Yoshimasa – con il successivo inserimento di alcuni “piccoli segni di memorie lontane”, sono raffinati still-life che invocano una trasformazione, a partire dal mettere in luce tutte quelle piccole e grandi ferite che caratterizzano il nostro vissuto, come l’arte del kintsugi insegna.

Composizioni minimali ma preziose, in cui le piante di ogni set sono caratterizzate da un portamento armonioso, che evoca il Mono no aware (物の哀れ), il concetto estetico giapponese volto ad esprimere la forte partecipazione emotiva nei confronti della bellezza della natura e della vita umana, con una conseguente sensazione nostalgica legata al suo incessante mutamento.

A compendio della decina di foto (nel doppio formato 30×40 cm. e 15×20 cm.) troviamo alcune ‘composizioni botaniche’ tratte dal “Reliquario Botanico”, una serie più datata e alcune inedite nuovissime opere ‘scultoree’ – le “Meta-Forms” – realizzate con pietre scistose, elaborate in una metamorfica trasformazione.